
Sono pochi, 50 o 60 al massimo, ma il trend di riproduzione è positivo anche se la lotta per la sopravvivenza in metà dei casi porta ad alzare bandiera bianca dopo appena un anno. L’orso bruno marsicano tocca la doppia cifra di nati nell’ultimo anno. Dieci i nuovi cuccioli censiti all’interno del perimetro del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Ai nuovi arrivati se ne aggiungono altri quattro, che hanno visto la luce al di fuori dei confini del PNALM, nelle riserve del Genzana e della Maiella. Numeri incoraggianti, come conferma Paolo Ciucci, zoologo intercettato da Fanpage.it per avere cognizione della situazione plantigradi in Abruzzo.
I nuovi nati danno speranza, seppur cauta perché i numeri nei primi dodici mesi di vita sono tremendi. Solo il 50% dei cuccioli, dopo un anno, sopravvive. E’ la natura, c’è poco da fare se non proseguire con l’attività di monitoraggio messa a punto proprio dal professor Ciucci, docente all’Università La Sapienza di Roma nel 2004, dopo essersi confrontato con chi lavora oltreoceano al Parco di Yellowstone. “Laddove abbiamo le femmine con i cuccioli – ha spiegato a Fanpage il docente – bisognerebbe prolungare il monitoraggio per capire effettivamente fino a quanto tempo sopravvivono, e anche fino a quanto rimangono con la madre. L’obiettivo dev’essere quello di corroborare con dati scientifici questa osservazione, perché ci stiamo giocando il futuro dell’espansione di questa popolazione unica”.
Per dare una stima, dei dieci orsi nati nel PNALM, solo cinque supereranno l’inverno, arrivando a marzo 2026. Il fenomeno è consueto nelle popolazioni di orso, ma l’elevata mortalità del marsicano è ancora celata dal mistero.
Le notizie positive arrivano da fuori i confini del Parco. I “nuovi arrivati” indicano un progressivo processo di espansione del territorio dell’orso in Abruzzo. Resta da capire se sia solo un evento estemporaneo, o se realmente i plantigradi stiano allargando i propri orizzonti. Il che non sarebbe un male, visto che nell’ultimo mezzo secolo la presenza di femmine riproduttive è stata attestata solo nell’area centrale del PNALM. Proprio l’espansione, soprattutto degli esemplari femmina, è la chiave per la sopravvivenza della specie di orso più rara al mondo.
Dei sessanta orsi censiti, circa la metà dovrebbero essere femmine riproduttive. Le pause tra le cucciolate sono lunghe (non meno di quattro anni) ma il dato positivo sono i vari parti gemellari, riscontrati soprattutto negli ultimi anni. Insomma, più cuccioli che indicano lo stato di buona salute delle femmine. I tempi, però sono dilatati. Vuoi per il lungo tempo tra una gestazione e l’altra, vuoi perché per molto tempo gli esemplari femmine restano legate alla madre. “Da qui deriva che i processi espansivi del segmento femminile della popolazione avvengono in tempi decisamente dilatati – spiega Ciucci -, e questo influisce sull’espansione areale complessivo. Probabilmente però quello che stiamo osservando è un buon segnale perché sono già ormai almeno 5 o 6 anni che ci sono femmine con piccoli al di fuori del Parco. Ora bisogna capire se si tratta di fenomeni occasionali oppure è una tendenza che si consoliderà di anno in anno”.
Forza orsetti…!