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Arrivano le proposte delle sigle sindacali per provare ad arginare la desertificazione bancaria che imperversa in Abruzzo. Cgil, Cisl e Uil, durante la riunione di ieri dell’Osservatorio Regionale sul Credito, hanno portato sul tavolo le rispettive idee per fermare l’emorragia, che colpisce in media sei comuni abruzzesi su dieci.
Tra le proposte, la richiesta alle banche di un ampio preavviso prima di chiudere una filiale, per dare tempo alla Regione di sondare la disponibilità di altri istituti più piccoli per subentrare nello sportello in chiusura, o di contattare Poste Italiane per potenziare i servizi nei comuni rimasti senza banche. Sul tavolo anche l’ipotesi di istituire fondi per il microcredito facilmente accessibili, evitando usi impropri da parte delle banche come avvenuto con i prestiti Covid e fruibili anche da chi si trovasse in comuni sprovvisti di filiali bancarie.
I tre sindacati hanno proposto anche di sensibilizzare i grandi Istituti a spostare in Abruzzo lavorazioni di back office o potenziare le filiali online già presenti al fine di arginare la perdita di posti di lavoro.
“L’impatto che le chiusure degli sportelli può avere sopratutto per i piccoli centri e nelle aree interne, è devastante. La difficoltà nell’accesso al credito delle imprese, in particolar modo di quelle piccole che rappresentano il 96% delle aziende abruzzesi; la perdita di oltre 500 posti di lavoro in 5 anni. Gli Abruzzesi, interpellati in proposito, dichiarano a larghissima maggioranza di non gradire la sostituzione delle filiali con sportelli automatici, chiedendo di mantenere nei comuni un presidio per poter incontrare un referente bancario almeno una volta a settimana. Abbiamo evidenziato le implicazioni sociali di tutto questo, di fronte alle quali la politica non può astenersi dall’intervenire”.
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