Sipario sui lavori: il Caniglia resta al freddo

L’uscita di scena, per questa stagione, è affidata alla compagnia berlinese Familie Flöz che, questa sera (ore 21), con lo spettacolo Hokuspokus chiuderà i battenti della prosa al Caniglia, caratterizzata, negli otto appuntamenti andati in scena, da un salto qualitativo della proposta teatrale. Operazione resa possibile da un lento, ma costante processo di fidelizzazione del pubblico in questi cinque anni di difficile, difficilissima, “sopravvivenza” come la definisce il direttore artistico Patrizio Maria D’Artista.

Anche fisica, a giudicare dalle temperature glaciali con cui il pubblico e gli artisti sono stati costretti a convivere tra i velluti rossi di via De Nino.

Problema irrisolto, nonostante i lavori di efficientamento energetico eseguiti e conclusi nella struttura dove, però, in platea continua e continuerà a fare freddo.

La sostituzione della caldaia e il cambio degli infissi, infatti, non hanno risolto la criticità principale, ovvero quella di riscaldare la platea dove, ad oggi, non esiste di fatto l’impianto di riscaldamento o meglio i terminali perché esso possa raggiungere le “prime file”. In altre parole il calore che arriva in platea è quello che viene dai corridoi e, viene da sé, che quando si chiudono palchetti e tende, la temperatura in sala crolla.

Il progetto di efficientamento, finanziato con 400mila euro dal Pnrr, non prevedeva infatti una soluzione al problema la cui alternativa presenta difficoltà sia economiche che tecniche. Sia perché la struttura è protetta da vincoli storico-artistici, sia perché per riscaldare un teatro non si può ricorrere ad impianti invasivi, ovvero che possano rovinare, oltre all’estetica, anche l’acustica della sala.

Una soluzione tampone, in verità, la ditta appaltatrice dei lavori, l’aveva proposta: una spesa di circa 300mila euro aggiuntivi che avrebbe in qualche modo garantito temperature più umane, sfruttando i termosifoni che sono presenti nella buca d’orchestra e che attualmente sono sottodimensionati e in parte non funzionanti.

I soldi, in verità, la giunta Di Piero ce li aveva pure messi in più con un mutuo accesso in favore del Caniglia, ma sarebbero dovuti servire per il decoro e la riapertura del foyer, o meglio del bar del foyer.

Tra un assessore e l’altro, però, alla fine non si è fatto né l’uno né l’altro e il Caniglia è rimasto nel limbo di quelle cose che si dovranno fare, si faranno, chissà forse nell’elenco di qualche promessa solenne della prossima campagna elettorale.

“In cinque anni di attività si sono succeduti otto assessori alla Cultura – commenta D’Artista – in queste condizioni è difficile portare avanti un progetto, è difficile ricominciare da capo ogni volta, far innamorare qualcuno della causa”.

“E’ un peccato, perché oggi Sulmona è entrata di diritto nel circuito dei teatri che contano, pur essendo un teatro di provincia – continua il direttore – dove vengono compagnie ad allestire le prime e dove la qualità dell’offerta e del pubblico è in crescita”.

I 300mila euro messi in bilancio lo scorso anno, non è ancora chiaro che fine abbiano fatto. Se ci sono ancora e a cosa eventualmente dovrebbero servire. E ancora se la prossima giunta deciderà di confermarli (si tratta di un mutuo) o di dirottarli altrove.

“Mi auguro che l’amministrazione che verrà, avrà il coraggio di investire davvero sul teatro, come abbiamo fatto noi che ci operiamo – aggiunge il presidente di Meta – farlo diventare un luogo di produzione e di incontro culturale, ripristinando il funzionamento del foyer, sistemando il riscaldamento, restituendo un minimo di decoro con un po’ di tinteggiatura”.

In via De Nino, d’altronde, non si assiste solo a spettacoli, ma si cerca di fare cultura, nel senso più nobile del termine, ovvero formando e accompagnando la comunità in un percorso di crescita collettiva.

“Il 10 aprile al Pacifico andrà in scena lo spettacolo del laboratorio fatto con gli studenti delle scuole superiori – aggiunge D’Artista – settanta ragazzi che hanno lavorato su scenografia, costumi, prassi scenica: sono un patrimonio anche di competenze che bisogna valorizzare. Così come il ruolo sociale che ha il teatro: il 31 maggio concluderemo la quarta edizione del ‘Teatro immaginario’ dove in gioco e in scena vanno gli ospiti del Centro di salute mentale”.

In attesa della prossima stagione, confidando, per una volta, nei cambiamenti climatici.

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