
E’ una storia drammatica costellata di lutti e incidenti, brutali e violenti: due figli e una madre morti giovanissimi e una famiglia tanto unita, quanto sfortunata. La morte, ieri, di Francesca Ferrari, 55 anni di Pescara, sembra uscita da un racconto horror: una fine brutale avvenuta sull’autostrada A25 nei pressi di Popoli, poco prima della curva, che in direzione Pescara, introduce alla galleria di Popoli-Bussi.
La donna viaggiava come passeggero a bordo della moto guidata dal marito, Lucio Di Giovanni, noto armatore della marineria di Pescara: nell’affrontare la curva, questa la prima ipotesi sulla dinamica dell’incidente, l’uomo deve essersi allargato troppo, arrivando a sfiorare sul lato sinistro della carreggiata il guardrail. Qui la moglie sarebbe stata agganciata dalla protezione della strada che, come una lama affilata, l’ha praticamente tagliata in due.
Di Giovanni non si sarebbe accorto di niente e avrebbe proseguito la sua marcia fin quando, accortosi che la moglie non era più a bordo della Bmw K 1,6, è uscito al casello di Popoli per poi, tramite la statale 17, rientrare in quello di Pratola.
Poi la scoperta dopo pochi chilometri: il corpo della moglie in parte sparso sull’asfalto, in parte ancora ancorato al guardrail.
Inutili gli interventi della Croce Verde di Pratola Peligna e dell’elisoccorso del 118: per Francesca Ferrari non c’era più niente da fare.
Sul posto la polizia stradale di Pratola Peligna che ricomposto per quanto possibile il corpo della donna, lo ha scortato fino all’obitorio di Pescara dove nelle prossime ore sarà eseguita l’autopsia. La procura di Pescara disporrà verosimilmente anche una perizia cinematica, per capire a che velocità viaggiava la moto e quali erano le condizioni dell’asfalto. L’autostrada è rimasta bloccata in direzione Pescara per diverse ore.
La coppia era uscita per un’escursione in moto domenicale insieme ad un gruppo di amici, si era quindi fermata a pranzo nei pressi di Popoli e poi aveva imboccato l’autostrada dal casello di Pratola-Sulmona per tornare a Pescara. Pochi chilometri dopo, il tragico incidente; che si aggiunge ad una storia familiare già di per sé straziante: la coppia nel giugno del 2023 aveva perso il figlio diciannovenne, Marco, sempre in un incidente in moto. Il ragazzo era andato scontrarsi contro un camion della società dei rifiuti Ambiente nei pressi di via Muzii a Pescara, morendo qualche giorno dopo in ospedale.
Tre anni prima, l’altro figlio, Lorenzo, il maggiore, era morto all’età di 25 anni.
Sotto choc la marineria di Pescara, dove Lucio Di Giovanni, ora indagato come atto dovuto per omicidio stradale, è molto conosciuto e apprezzato. Con la moglie Francesca per due volte aveva dovuto ricominciare a vivere, sopportando il peso del dolore. Ora quest’altra drammatica tragedia.
La cosa che mi fa più orrore èi il modo in cui vengono raccontate certe cose, Un ribrezzo senza fine, nauseante e disumano. Esprimo pietà per la vittima e i familiari.
Quindi per lei non è il fatto in se che fa orrore ma il racconto della notizia ???
Il lavoro del giornalista è questo e non è semplice nemmeno per loro …. se lei non vuole leggere le notizie di cronache non le legga .
Il “lavoro del giornalista è questo”? La stessa notizia viene riportata su decine di giornali, compreso quotidiani nazionali. Nessuno di questi riporta questi dettagli e nessuno usa questo stile e tono, anzi, addirittura la notizia sembra totalmente diversa per quanto é riportata in modo professionale. Cercali su Google e vedrai. Se ti piacciono certi generi, prova su Netflix.
Sagno’ guarda che altre testate giornalistiche del pescarese portano anche più dettagli !
È Comunque fate più pena voi chi usate queste notizie per c criticare un giornale che forse vi da fastidio per altri motivi !
D’accordo, certi particolari si potevano certamente evitare…
Questo incidente ha certamente dei lati oscuri e per niente chiari:
1-come è possibile che la donna seduta dietro la moto si incastri al guardrail cadendo senza che vada giù anche la moto con il suo conducente…?
2-per agganciarsi al guardrail occorre prima invadere la corsia SOS larga circa due metri con una manovra che certamente sembra essere voluta per motivi non chiari;
3-sembrerebbe invece più verosimile che qualcuno in auto abbia volutamente stretto la moto sul guardrail;
4-oppure che la fortissima velocità abbia portato il conducente ad invadere la SOS per affrontare una curva nella quale vi è un chiaro limite di 80 km/h.
Certo che poi la moto sarebbe dovuta rientrare sulla normale corsia, visto che la SOS termina prima della galleria immediatamente più avanti.
Vedremo.
Ops, Vmax=110 kmh proprio per la curva mentre nella galleria è 80.